Spinalonga, l’isola fantasma dell’Egeo

Aggiornato il: apr 2

Creta è una terra suggestiva e una destinazione perfetta per chi vuole godere del sole, del mare e delle splendide spiagge della Grecia, senza rinunciare alla possibilità di fare esperienza di luoghi e cultura grazie alle numerose attrattive, storiche, artistiche e naturalistiche che l’isola è in grado di offrire. La sua ampiezza, ma soprattutto la varietà dei paesaggi, rendono impossibile individuare la zona migliore, il sito più magico, il panorama più emozionante.




Vi è tuttavia un luogo in particolare che vale da solo il prezzo del biglietto aereo. A poche miglia dalla costa nord-orientale, all'interno della baia di Elounda, si trova un piccolo isolotto roccioso: fortezza veneziana prima e ottomana poi, lebbrosario dal 1903 al 1957, in seguito definitivamente abbandonata, Spinalonga è oggi un’isola sospesa nel tempo, connubio perfetto tra storia e natura.


Un po’ di storia…

Spinalonga, più anticamente nota come Kalydon, fu occupata stabilmente dai veneziani alla fine del XVI secolo e trasformata in fortezza strategicamente posta a difesa delle preziose saline di Elounda quale ultimo baluardo contro la progressiva espansione turca nell'Egeo. Tuttavia gli Ottomani alla fine prevalsero, conquistando l’isola, abitandola stabilmente e sfruttandola per oltre un secolo come snodo mercantile. Ma la storia di questa piccola roccaforte, racchiusa entro alte mura su cui ancora oggi si infrangono le verdi acque che la circondano, non si era ancora conclusa. Al contrario alle soglie del XX secolo si apriva per lei il capitolo più amaro. Dal 1903 al 1957 Spinalonga fu infatti trasformata in lebbrosario. Inizialmente abbandonata a sé stessa, con il tempo la comunità riuscì ad organizzarsi (da un certo momento in poi anche grazie a qualche finanziamento governativo), dotandosi di un ospedale, di chiese e venendo rifornita dall'attuale villaggio di Plaka, che nel frattempo era sorto nel golfo antistante. Il lebbrosario venne ufficialmente chiuso nel 1957, ma è solo nel 1962 che l’ultimo abitante abbandonò l’isola: era un sacerdote che aveva deciso di rispettare la tradizione ortodossa e commemorare le ricorrenze dei 40 giorni, 6 mesi, 1, 3 e 5 anni dopo la sepoltura dell’ultimo lebbroso.




Cosa vedere sull'isola

Oggi l’isola è un villaggio fantasma, dove torri di guardia e mura apparentemente inespugnabili racchiudono, nascondendolo alla vista, un dedalo di strade, case, negozi realizzate dagli stessi lebbrosi adattando le precedenti costruzioni turche e che per cinquanta lunghi anni sono stati un luogo di reclusione e prigionia. Avvicinandosi con la barca si prova da subito un senso di soggezione: le possenti opere di muratura sembrano nascere dalla stessa roccia dell’isola conferendole un’aria inaccessibile e a tratti minacciosa. Sbarcati sulla piccola spiaggia antistante il molo, un lungo tunnel conduce al centro fortificato. Camminare tra i vicoli di questa piccola cittadina abbandonata, dove il blu del mare e il bagliore della roccia stridono con il ricordo delle sofferenze dei suoi ultimi abitanti, è un’esperienza commovente di cultura, ambiente e vicende umane. Si percepisce il senso di isolamento di un luogo che per quanto vicino alla civiltà sembra essere stato dimenticato da Dio, in cui la bellezza della natura circostante non fa che evidenziare l’ennesimo triste atto dell’indifferenza umana. Eppure tra quelle pietre e tra quelle acque gli sfortunati abitanti di Spinalonga hanno trovato la forza di resistere, di risollevare la propria condizione, di ritrovare un senso in una vita che per la società si era già conclusa. Così ciò che resta di questo piccolo purgatorio in terra oggi non è dunque solo il simbolo di una condanna, piuttosto, forse, dell’inesauribilità di risorse dell’animo umano.


Curiosità

Per diversi anni dimenticata, Spinalonga fu scelta dal regista Werner Herzog, quale set per il suo cortometraggio "Ultime parole", del 1968. In anni più recenti ha invece ispirato “L’isola” il romanzo d’esordio della scrittrice inglese Victoria Hislop, un’appassionante saga familiare che vede intrecciarsi quattro generazioni di donne sullo sfondo delle tristi vicende del luogo e dell’ugualmente tragico scenario della Seconda Guerra Mondiale.


Informazioni pratiche

Numerosi sono i battelli che consentono di raggiungere l’isola da Elounda, Agios Nikolaos e Plaka, la località più vicina (800 m circa). Nonostante negli anni l’isola sia diventata una meta turistica sempre più frequentata, è ancora possibile coglierne tutto il fascino. Naturalmente per poterne godere appieno l’ideale sarebbe evitare l’altissima stagione, sia in ragione del clima che del numero di visitatori, oppure in alternativa privilegiare le prime ore della mattina o il tardo pomeriggio. Sull'isola è presente un solo bar: si consiglia dunque di portare con sé, se possibile, dell’acqua.


I dintorni

Nonostante vanti bellissime spiagge e panorami da cartolina, in generale la Baia di Mirabello è una meta molto frequentata anche da un turismo “di lusso” grazie ai numerosi resorts che punteggiano la costa. Tra i centri più gettonati vi è sicuramente Agios Nikolaos, un pittoresco paesino di pescatori edificato sulle sponde di un piccolo e profondo lago vulcanico, oggi collegato al mare aperto. Molto suggestivo ma paga un po’ il prezzo della sua popolarità, vedendo la proliferazione di pub, ristoranti e strutture ricettive. Ancora più esclusivo è il poco distante paesino di Elounda la Saint Tropez dell’isola di Creta.


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Autore: Francesca Fagioli

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