L’isola-museo di Mozia: un viaggio nel passato della Sicilia, tra storia, natura e tradizioni.

Aggiornato il: apr 2

“Giusto è che questa terra, di tante bellezze superba, alle genti si addìti e molto si ammiri, opulenta d'invidiati beni e ricca di nobili spiriti”

Così scriveva Lucrezio, poeta romano del I sec. d.C., a proposito della nostra Sicilia. Perché descrivere la bellezza della Trinacria, nome greco dell’isola, è davvero ardua impresa: culla di regni e famose città, patria di grandi artisti e scrittori, terra antica intrisa di storia, tradizioni, cultura, aspra e florida al tempo stesso. Ogni angolo, ogni paese, ogni lembo di mare meriterebbe più di poche semplici parole. Oggi tuttavia ci dirigeremo verso un sito in particolare che incarna perfettamente la magia di questi luoghi, dove il passato è un tutt’uno con il presente e il paesaggio accoglie in un abbraccio materno le testimonianze della millenaria presenza dell’uomo in terra sicula. La nostra destinazione è Mozia, vera e propria isola-museo.


L’isola




Mozia sorge sull’isola di San Pantaleo, poche miglia al largo della costa occidentale della Sicilia, al centro dello Stagnone di Marsala, un ecosistema lagunare unico.

Proprio le bellezze e le caratteristiche di questo piccolo tratto di mare, che garantiva un approdo sicuro e protetto, ideale tanto da un punto di vista militare che commerciale, favorirono la nascita di un importante centro fenicio. In seguito, Romani, Arabi, Normanni e Spagnoli continuarono a sfruttare questo porto naturale non solo per la pesca, ma anche per l’estrazione del sale, come testimoniato dai centri di lavorazione ancora in funzione.

Oggi l’isola non è dunque soltanto una preziosa ed ancora integra testimonianza di un’antica civiltà che solcò le acque del Mediterraneo tra il IX e l’VIII sec. a.C., ma anche un’oasi naturale, verde e incontaminata, un luogo magico e sospeso nel tempo tutto da esplorare.


La visita



Mozia è raggiungibile via traghetto attraverso un suggestivo e, ahimè, breve tragitto sulle basse acque saline della laguna. Immersi nella profumata vegetazione mediterranea si ergono i resti dell’antica città fenicia; tra i vari punti di interesse si ricordano l’imponente cinta muraria, punteggiata da una serie di alte torri di guardia, il cosiddetto Cothon, un piccolo bacino artificiale, dall’incerta funzione, forse destinato ad accogliere imbarcazioni di ridotte dimensioni, le necropoli e le abitazioni private, tra cui la Casa dei Mosaici che conserva i resti delle pavimentazioni decorate in ciottoli. Una particolare menzione merita il Tophet, santuario punico all’aperto destinato alle sepolture di bambini. Conclude il percorso la visita al Museo Whitaker che conserva una serie di prestigiosi reperti archeologici rinvenuti durante gli scavi. Tra questi il celebre Giovane di Mozia, un’imponente statua greca in marmo che ritrae una figura maschile, probabilmente un auriga.


Tre rapide curiosità




1. L’isola era originariamente collegata alla terraferma da una strada carrabile, forse distrutta dagli stessi Moziesi prima dell’assedio che nel 397 a.C. portò alla distruzione del centro, ma ancora percorribile fino alla metà del secolo scorso dai tipici carretti siciliani addetti al trasporto dell’uva. Oggi la strada si trova 50-90 cm sotto il livello dell’acqua, ma ampi tratti sono ancora ben visibili ad occhio nudo.


2. Dal 1971 l’isola appartiene alla Fondazione Whitaker, voluta da Delia Whitaker in memoria del padre Giuseppe al quale si lega indissolubilmente la storia più recente del sito e di cui la stessa Delia portò avanti l’opera. Giuseppe Whitaker, figlio di una famiglia di commercianti inglesi che aveva fatto fortuna proprio in Sicilia, archeologo dilettante, ma appassionato, amico del famoso Schliemann, lo scopritore di Troia, dopo essersi assicurato la proprietà dell’isola diede il via ad una serie di campagne di scavo che portarono ad importanti risultati per la conoscenza della storia di Mozia.


3. Con molta probabilità si deve ai Fenici l’impianto della vite sull’isola, mentre i primi vitigni “moderni” si datano agli inizi dell’Ottocento, epoca in cui gli inglesi fondarono l’industria enologica marsalese. La produzione vinicola proseguì sotto i Whitaker, per poi andare progressivamente a scemare a partire dagli anni Settanta. L’idea tuttavia che essa rappresentasse una specificità dell’isola, parte della sua storia al pari dei reperti archeologici che ancora conserva, spinse nel 1999 a riattivare un vigneto superstite e a rilanciare la produzione biologica di uve Grillo, vitigno autoctono dell’isola.


Il prezioso ecosistema dello Stagnone


Mozia non deve il proprio fascino soltanto ad un passato ancora oggi visibile, ma anche all’eccezionale contesto naturale che la circonda. La riserva dello Stagnone è un luogo fuori dal tempo, dove i colori della terra e del cielo sono un tutt’uno con il mare in cui si riflettono. Questo prezioso ecosistema ospita una fauna e una flora ricche e rigogliose: le calde acque della laguna e la scarsa profondità del fondale (da pochi centimetri ad un massimo di tre metri circa) lo rendono un habitat ideale per la deposizione delle uova e il ripopolamento ittico, a protezione del quale vige il divieto di caccia e di pesca (ad eccezione di quella sportiva anch’essa tuttavia opportunamente regolamentata). Numerose sono anche le specie di uccelli migratori che in determinati periodi dell’anno nidificano in questi luoghi come cavalieri d’Italia, aironi e fenicotteri bianchi o rosa.

La bellezza della natura ha mantenuto un perfetto equilibrio con le testimonianze materiali della storia dell’uomo, non solo quella antica di secoli, ma anche quella più recente: la raccolta e la lavorazione del sale, in passato bene estremamente prezioso per la conservazione dei cibi, iniziarono ad essere praticate qui già nel XV secolo; oggi alcune di queste saline sono ancora in funzione, benché la maggior parte di esse, purtroppo, sia stata abbandonata a causa della meccanizzazione del processo produttivo che ha finito per rendere poco redditizia l’antica pratica della salicoltura.





Informazioni pratiche


L’isola è raggiungibile da due imbarcaderi privati situati nella costa antistante.

Il trasporto e l’ingresso all’isola sono entrambi a pagamento.

Il percorso di visita dura circa un paio d’ore.

Sono organizzate escursioni in barca all’interno della laguna che oltre a Mozia ospita altri tre isolotti: l’Isola Longa, Santa Maria e Schola.


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Autore : Francesca Fagioli

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